Il counseling di Carl Rogers, psicologo e terapeuta tra gli anni cinquanta e sessanta, prende forma dall’assunto centrale che il cliente “sa di più”. È il cliente che sa quello che lo sta facendo soffrire ed è sempre il cliente a sapere qual è il passo successivo da compiere: insomma, l’esperto del problema è la persona che ce l’ha. Rogers era così convinto di questa sua fondamentale e rivoluzionaria intuizione che all’inizio chiamò il suo modo di lavorare “counseling non direttivo”, sottolineando in questo modo come il compito del counselor sia quello di mettere in grado il cliente di entrare in contatto con le sue stesse risorse interioripiuttosto che consigliarlo o influenzarlo circa la direzione da prendere.
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